Omofobia

 

imagesno-omofobia-640x320omofobia1-2Seduta su una poltroncina rivestita di panno azzurro della sala dell’Auditiruim di S. Antonio a Reggio Calabria mi sono trovata ad assistere all’udienza  di un processo della Santa Inquisizione che portava gli omosessuali sul banco degli imputati ed il reato per cui venivano processati era quello di essere omosessuali.

Un  giudice, grande luminare della scienza medica, diceva che per difendere la famiglia bisognava non difendere gli omosessuali e quindi considerava inopportune le leggi che intendevano difenderli. Accanto al grande luminare sedevano, silenziose e quindi consenzienti verso le affermazioni del luminare, le alte gerarchie della chiesa.

Nelle mie orecchie presero ad urlare  le parole di papa Francesco date in risposta ad un giornalista che gli chiedeva cosa ne pensasse dei gay : “E chi sono io per giudicare un gay?”

E lì, in quell’auditorium, con il consenso di chi vestiva abiti talari, si stavano condannando i gay abbandonandoli all’appartaid, abbandonandoli alla violenza di chi aggredisce tutto ciò che è diverso da lui per paura e per ignoranza.

Il luminare continuava a tuonare che  non erano necessarie leggi particolari a tutela degli omosessuali perché la Costituzione nell’articolo N° 3 recita :

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Lui, il luminare, sosteneva che le “condizioni personali” erano da riferirsi ai dimorfismi sessuali che, per essere menzionati erano sufficientemente  tutelati, dimenticando però di valutare che le morti e le aggressioni determinate dall’omofobia dimostravano esattamente il contrario e continuava a parlare asserendo che pur di difendere la famiglia avevano accettato l’aiuto dei musulmani.

Ma i musulmani non sono quelli che pongono la donna in uno stato di totale assoggettamento all’uomo? I musulmani non sono quelli che uccidono le donne che sfuggono ai dictat dell’uomo di casa?

Seduta su una poltroncina rivestita di panno azzurro nell’Auditorium  di S. Antonio  Reggio Calabria ero spettatrice di una drammatica realtà che, in nome e per conto di un Dio, chiedeva, per bocca di un luminare della medicina e con il consenso della Santa Chiesa,  di negare il diritto alla dignità  di chi vive una diversità sessuale, chiedeva di negare i diritti sociali agli omosessuali, chiedeva che la legge non  tutelasse “il diverso”.

Ieri sera sul rogo voluto dalla Santa Inquisizione non è salita l’omofobia sona salite la carità cristiana, l’amore verso il prossimo, la fratellanza.  

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