Donne ucraine tra passato e presente

 

mappa-ucrainamondo24f44917690_origLei è una bella donna dai modi garbati, ma distaccati, è alta, bionda, con gli occhi chiari, lei ha tutto quanto serve a far innamorare un uomo e l’amore lo ha trovato al sole del sud e sicuramente quell’amore lei lo ha scelto tra tutti quelli che a lei cercavano di parlare d’amore perché lei, nella sua scala valori, al primo posto ha messo il lavoro e la sua dignità di donna che lavora e l’amore ha dovuto rispettare ed accettare queste sue priorità di vita.

Al primo posto nella sua vita c’è il lavoro e non solamente perché il lavoro, assicurandole la indipendenza  da accadimenti, persone e sentimenti, le permette scelte libere da ogni forma di assoggettamento, ma perché il lavoro è una manifestazione del suo corredo genetico trasmessole dalla sua bisavola che viveva in Ucraina con un marito e undici figli e vivevano lavorando la terra che lo zar Nicola II regalava ad ogni bambino che apriva gli occhi nella sua grande Russia. Undici figli equivaleva a dire tanta terra da rendere produttiva  e tutta la famiglia ne ha avuto cura sino a quando i comunisti imprigionarono lo zar e lo uccisero, ma la trisavola non ne sapeva niente e continuava a curare la terra  e ad occuparsi delle necessità della casa, infatti  stava infornando il pane quando arrivarono i comunisti. I loro beni furono confiscati, il marito ed i figli maschi scapparono nei boschi salvandosi dalla furia omicida dei comunisti, ma la madre e le figlie femmine finirono deportate in Siberia. E lei cominciò a pensare come fare per ritornare nella sua terra solo quando un deportato le portò un biglietto del marito. Il marito era vivo e questo la indusse a mettersi in cammino insieme alle figlie e seguendo la linea ferrata riuscì a tornare al suo paese. Durante la lunga marcia lavoravano in cambio di qualcosa da mangiare ed un posto in una stalla per dormire accanto agli animali per non morire per il freddo per poi riprendere la lunga marcia. Arrivati in Ucraina nel loro villaggio la famiglia si ricompone, ma i figli maschi sono stati uccisi dai comunisti e dagli stenti. La vita ricomincia, ma non esiste più la proprietà privata ed è inutile restare in quel villaggio. La famiglia si trasferisce in città.  Lavorano tutti, i comunisti danno a tutti un lavoro ed anche un letto ed anche un vestito e la divisa da indossare in fabbrica. Si lavora e si vive. Basta ricordare la Siberia, il freddo, la fame e tutto va bene. I comunisti si prendono cura dei figli della Russia ed a loro questo basta.

Le donne valgono in proporzione al lavoro che sono in grado di affrontare. Lo Stato comunista è la madre universale della Russia, è una madre tiranna, ma la Siberia fa paura e si tace Una delle figlie della trisavola sposa un militare che le insegna a sparare, a scrivere il suo nome e cognome ed anche un po’ a leggere ma è lo Stato che vigila su tutti garantendo ad ognuno di loro un lavoro, ed è ancora  lo Stato a prendersi cura della piccola Alexandra che vaga nei campi alla ricerca della sua mamma e della sua famiglia smembrata dall’avvento del comunismo.   Sono due coniugi molto anziani a trovare Alexandra  ed a soccorrerla, ma sono molto anziani e non possono garantire niente a quella bimba e la consegnano all’orfanatrofio di Stato che la fa studiare, lavorare e produrre per lo Stato. Alexandra si laurea in ingegneria e sposa un ingegnere minerario. Mettono su casa e famiglia. Lo Stato comunista  vigila su di loro e loro sono riconoscenti a quello Stato che da loro lavoro e pianifica la loro vita e loro, che non conoscono altra possibilità di vita e non hanno tempo ed occhi per vedere quello che accade accanto a loro, vivono senza avvertire il peso della mano pesante dello Stato comunista che grava sulle loro teste. Non c’è orizzonte oltre l’organizzazione dello Stato comunista che ti organizza la vita e ti impedisce di pensare con la tua testa. E tutto va bene sino a quando Alexandra, come premio per la realizzazione di un ponte, riceve in regalo dallo Stato Comunista un viaggio in Cecoslovacchia e lei torna con due valigie piene di libri. Legge quanto scrive Solgenitsin e cominciano i perché, quei perché che portano alla scoperta  di una realtà che impedisce al libero pensiero di esprimersi, quella realtà si chiama Stato Comunista e nasce  il dubbio sulla qualità di quello stato che ti da lavoro, ma incatena la tua libertà di pensiero. Si può quindi pensare liberamente? Ma la gente che spariva era quindi dissidente? La Siberia fa paura e fa paura il KGB! Ma il pensiero ormai vola libero!

L’Ucraina non vuole più far parte della grande Russia e va per la sua strada. Ed ora che non c’è più l’organizzazione di quella macchina che sembrava perfetta crolla tutto. I soldi non hanno più potere di acquisto ed il lavoro bisogna cercarlo fuori dall’Ucraina. La libertà ha pagato il suo prezzo!

Alexandra, figlia dello Stato comunista, oggi è una donna di 74 anni che conserva la tessera del partito comunista in una borsetta tra le cose a lei più care, ma accanto a quella tessera Alexandra ripone i mille ma e perché nati dalla lettura di quei libri  proibiti in Ucraina. Lei si sente affettivamente legata a quello Stato che l’ha fatta crescere come fosse una madre e le ha garantito il lavoro ed un tetto, ma non riesce a far tacere la sua coscienza.

La figlia di Alexandra è la figlia dell’Ucraina non più legata alla Russia, ma è nata nell’Ucraina quando il lavoro non era un problema per quella terra, ma era il motivo di vita per quella terra.

La figlia di Alexandra è una bella donna dai modi garbati, ma distaccati, è alta, bionda, con gli occhi chiari, è una donna che ha messo il lavoro al primo posto nella sua vita, quel lavoro che ha permesso alla sua antenata di ricostruire la sua vita camminando per chilometri e chilometri lungo la strada ferrata nella fredda Siberia, che ha permesso ad Alexandra di leggere Solgenitsin ed aprire una finestra sullo Stato Comunista, che consente a lei, Svetlana,di scegliere la qualità della vita e dell’amore nel Sud d’Italia dove lavora e si è ricreata una famiglia.

 

 

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