ROSARIO LIVATINO

A noi di Aida piace ricordare Rosario Livatino con quanto da lui scritto in uno dei suoi appunti : “…quando moriremo, nessuno ci chiederà quanto siamo stati credenti, ma credibili….”perché questo concetto esprime chiaramente la grandezza del suo spessore morale che lo induceva ad essere estraneo e lontano da ogni forma di corruzione  e, soprattutto,  a non subire alcuna influenza dall’ambiente in cui viveva e lavorava.

Il giudice Livatino, persona molto riservata che non amava i primi piani, non faceva parte né di associazioni, né di club di alcun tipo, era fermamente convinto che la legge andasse applicata con il contributo e partecipazione della mente e del cuore e durante tutto il suo percorso di lavoro, prima come Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Agrigento e poi nel ruolo di Giudice a latere, questi furono i suoi parametri guida nell’applicarla .

Rosario Livatino era un giovane che amava la vita, la sua terra, il suo lavoro, era un giudice che, il 21 settembre 1990, mentre, alla guida della sua macchina e senza scorta, si recava in Tribunale percorrendo la SS 640 fu vittima di un attentato mafioso pagando con la propria vita la sua onestà.

Lui voleva fare solo onestamente il suo lavoro di giudice, la mafia siciliana lo ha fermato per sempre.

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