L’olio della Piana

L’olio è stato considerato per lungo tempo l’oro nero della Piana di Gioia Tauro e  come tale incideva su una economia che apparteneva solo ai ricchi proprietari e questo accadeva quando il prezzo dell’olio non solo permetteva di coprire i costi della produzione, ma anche di depositare delle somme in banca. In quel tempo il buco nell’ozono non impediva alle stagioni di avvicendarsi con il previsto andamento climatico per cui non succedeva quasi mai che piogge alluvionali distruggessero il raccolto di un intero anno di lavoro e gli olivi secolari che raggiungevano quasi i trenta metri di altezza producevano ciascuno mediamente  80 misure di olive . L’ olio  non sempre era di ottima qualità perché le olive si raccoglievano da terra, ma era tanto.

Gran parte dell’olio della Piana finiva al nord dove cambiava paternità

In quegli anni i produttori olivicoli riuscirono a mettere da parte tanti bei soldini anche perché il lavoro agricolo non era sufficientemente tutelato e soprattutto le donne, alle quali era affidata la raccolta delle olive, venivano sfruttate e sottopagate, infatti lavoravano dalle sette del mattino sino all’imbrunire  raccogliendo con le mani usate a mo’ di macchinetta le olive da terra per poi depositarli nei marinaru. Più sacchi riuscivano a riempire qualche lira in più portavano a casa.

Poi un giorno……..arrivarono gli aiuti della  CE e poiché nel mondo ci sono le persone dotate da madre natura di una mente altamente speculativa nacquero le varie associazioni che presero a cuore la vita dell’olio, ma soprattutto attenzionarono la gestione dei contributi agli olivicoltori.

Furono anni d’oro per tutti e ci volle del tempo prima che la Comunità Europea si accorgesse delle truffe che erano sorte su dichiarazioni “bugiarde” degli olivicoltori assistiti, ovviamente, da partner compiacenti, ma la giustizia in Italia è lunga e ferruginosa e molti procedimenti giudiziari finirono per decorrenza termini e tutto ricominciò come prima.

I produttori si riunirono in associazioni con il compito prioritario della gestione delle domande di aiuto ed ovviamente la forza di una associazione dipendeva dal numero degli associati che, con la quota associativa in percentuale al volume della quantità d’olio dichiarato, permetteva all’associazione la gestione di un congruo capitale.

Di come le varie associazioni abbiano gestito il capitale è inutile oggi parlarne perché il tutto, fondi comunitari e loro gestione, appartiene ad un passato che, se ha prodotto per alcuni ricchezza, per quanto riguarda la produzione dell’olio e l’olivicultura in genere non è stato di  particolare di aiuto a nessuno dei due in quanto non ha migliorato la qualità dell’olio ed ha indotto un certo tipo di olivicoltore a non prestare l’attenzione di un tempo ai suoi olivi.

L’aforisma di Eraclito “ panta rei” che investe ogni aspetto della vita, ricorda alle varie associazioni che di stabile non c’è nulla e tutto, come un fiume, scorre, si trasforma e quando l’aforisma raggiunge il mondo olivicolo e quindi i carrozzoni ad esso legati suggerisce loro di imbrigliare quel fiume di soldi in un progetto che riesca a trattenere gli olivicoltori anche quando la Comunità Europea chiuderà i rubinetti di aiuti.

Noi di AIDA vogliamo porre alcune domande al Presidente ed al VicePresidente del CONASCO ieri associazione oggi cooperativa che, ieri come oggi, rivolge la sua attenzione al mondo della olivicoltura.

Di questo ve ne daremo contezza quando le nostre domande avranno risposta.

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4 pensieri su “L’olio della Piana

  1. michele

    Purtroppo è tutto vero,magari non fosse cosi’perchè i danni fatti a quei tempi li paghiamo oggi;noi qui in Calabria potevamo contare solo sull’agricoltura e in particolar modo sui nostri olivi,ma c’è sempre stato chi speculava come dici tu Angelica,ma quello che più mi fa rabbia è il fatto che l’hanno sempre fatto si a danno dello Stato ma sopratutto sulla pelle di quelle povere donne di cui parlavi e so di cosa parlo anche perchè fra loro c’era mia madre ed io da bambino notavo quali sacrifici facevano tutte loro per poter andare avanti ed è sopratutto per rispetto nei loro confronti che dobbiamo noi tutti:chiedere ed “esigere”risposte esaurienti e cosi’ facendo diremmo un grosso GRAZIE a quelle Donne che hanno contribuito con il loro duro lavoro a mandare avanti l’economia di una Regione.

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  2. angelica

    Le nostre madri ci hanno insegnato la dignità del lavoro ed il dignitoso silenzio del sacrificio,i nostri padri l’orgoglio della nostra “calabresità” fatta di cose semplici, ma essenziali e conquistate con onestà di intenti e di fatti ed allora rialziamo la testa, riappropriamoci degli antichi valori dei nostri padri e mandiamo a casa tutti i saccheggiatori della nostra terra! Abbiamo l’arma legale del voto! Usiamola.Angelica

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  3. angelica

    Pagliantini,gli ottimi suggerimenti come i tuoi,applicati all’agricoltura, producono meglio e di più in condizioni ambientali e sociali biologicamente “fertilizzate”.Angelica

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